FAVOLA LA FARFALLA LUCIENZIA



C'era una volta, nel cuore di un giardino incantato, una farfalla straordinaria di nome Lucienzia. Aveva grandi ali turchine e lucenti che brillavano come stelle nel cielo. Ogni volta che Lucienzia spiegava le sue ali, accadeva una magia: nel cielo compariva un meraviglioso arcobaleno e tutto l'anno si riempiva di un profumo speciale, che sapeva di aria fresca e d'ambra, come una bellissima mattina d'inizio estate.
Tutti le volevano un bene immenso. I fiori aprivano i loro petali al suo passaggio, le api ronzavano felici e persino i fili d'erba si inchinavano per salutarla. «Sei la nostra stella del mattino, Lucienzia!» le sussurravano le rose rosse.

  
Ma poco lontano, sul picco di una montagna grigia, sorgeva il castello della regina del Regno di Bugia. La regina era sempre triste e sola, anche se indossava vestiti d'oro e corona di diamanti per apparire perfetta agli occhi di tutti. Aveva un piano malvagio: voleva sposare il giovane principe del Regno di Verità per rubargli le terre e farsi credere una regina buona e onesta. Un giorno, il suo consigliere, un pipistrello dispettoso di nome Fandonius, le volò vicino all'orecchio e le sussurrò:
«Maestà, ho io la soluzione! Organizziamo un gran ballo al castello e invitiamo il principe. Se rubiamo il profumo magico di Lucienzia e lo usate come pozione, il principe rimarrà incantato dal vostro odore, cadrà nella trappola e vi sposerà!»
La regina batté le mani specchiandosi: «Un piano perfetto! Catturate la farfalla!»
 
  
 
Così, l'indomani all'alba, mentre Lucienzia riposava stanca sul petalo di un giglio, quattro serpentelli mimetici strisciarono tra le foglie verdi senza farsi notare. All'improvviso la circondarono! «Presa! Non puoi più scappare!» fischiarono i serpenti.
La trascinarono giù, attraverso i tubi stretti e bui delle fogne, fino al punto più profondo dello scantinato del castello. Lì, la regina aspettava con una siringa magica. Con un colpo secco, aspirò tutto il profumo dalle ali di Lucienzia.
 
 
 
 
Senza più la sua essenza, accadde una cosa terribile: le splendide ali turchine della farfalla si seccarono e caddero, ed essa si trasformò in un bruco nero, piccolo e sformato. Sola, al buio tra i rifiuti e le ragnatele, Lucienzia iniziò a emanare un cattivo odore di chiuso e di muffa.
Dall'oscurità sbucarono dei grossi topi con i baffi lunghi.
«Guardate un po' chi è arrivata!» squittì il topo più grande, indicandola con la zampa. «Che brutto bruco nero! E come puzza! D'ora in poi ti chiameremo Puzzina!» La povera farfalla, con le lacrime agli occhi, rispose con un filo di voce: «Potete chiamarmi come volete... ma vi prego, non lasciatemi sola. Ero una farfalla... mi hanno rubato la vita».
 

I topi, che sotto la pelliccia grigia avevano un cuore grande, si guardarono stupiti. Nel frattempo, ai piani alti del castello, la festa era cominciata. La regina, cosparsa del profumo d'ambra rubato, si avvicinò al principe di Verità. Non appena lui respirò quel profumo magico, i suoi occhi si appannarono. «Oh, Maestà... voi profumate di sincerità e di cielo. Sposatemi e governiamo insieme!» disse il principe, completamente stregato.  L'inganno era riuscito. Nello scantinato, Puzzina raccontò tutta la sua storia ai topi, dividendo con loro una vecchia crosta di formaggio. «Questa è un'ingiustizia!» esclamò il capo dei topi. «Noi conosciamo ogni tubo e fessura di questo castello. Ti aiuteremo a risalire, Puzzina. Le bugie della regina devono finire!»
 

Il giorno delle nozze reali, mentre gli sposi erano sul trono davanti a tutto il popolo, la regina aprì la boccetta per usare le ultime gocce di profumo rimaste. Ma proprio in quel momento, da una grata del pavimento, sbucò Puzzina, portata in groppa da tre topi coraggiosi. «Fermatevi! Quello non è il suo profumo!» gridò Puzzina con tutte le sue forze, strisciando al centro della sala.
La regina, terrorizzata, strillò: «Fandonius, schiaccia quel lurido verme puzzolente!». Il pipistrello si lanciò in picchiata, ma i topi furono più veloci: saltarono sulle corde delle enormi tende della sala del trono e le rosicchiarono in un secondo. Zac! Le pesanti tende caddero e la luce accecante del sole inondò la stanza.
Le bugie, si sa, odiano la luce del sole. Non appena i raggi baciarono la sala, l'incantesimo si spezzò. Il principe si coprì gli occhi e, quando li riaprì, guardò la regina: senza il filtro magico,
il suo viso appariva per quello che era davvero, cupo, vecchio e pieno di rabbia. «Tu mi hai ingannato!» esclamò il principe. Poi, il principe guardò il piccolo bruco nero sul pavimento. Avvertì una strana dolcezza e si inginocchiò vicino a lei: «Chi sei tu, piccola creatura?»
«Io sono la Verità», rispose Puzzina.
 
 
In quell'istante, il profumo rimasto nella boccetta della regina volò via come una nuvola dorata e avvolse completamente il bruco. Una luce turchina fortissima illuminò la sala del trono.
Quando la luce svanì, il bruco nero non c'era più. Al suo posto c'era di nuovo Lucienzia, con le sue ali turchine e lucenti spiegate al massimo della loro bellezza. L'aria si riempì del profumo d'ambra più buono del mondo, facendo fiorire all'istante le ghirlande della sala.
«Guardate! È la farfalla magica!» gridarono i sudditi felici.
La regina cattiva e il pipistrello Fandonius, ormai scoperti e senza più poteri, scapparono via dal regno per non tornare mai più. Il principe ringraziò i topi con un gigantesco pezzo di parmigiano e Lucienzia volò alta nel cielo del giardino, libera e felice, disegnando un arcobaleno così grande che protesse il Regno di Verità per sempre.

 


THE END

testo di Carolina Gentili; immagini generate con IA 


 


 

Commenti

  1. Che bella favola! La Verità trionfa sempre anche se a volte occorre passare attraverso prove che sembrano schiacciarla … ma la Verità non può essere vinta dalle forze avverse! 🔥

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    1. Grazie ancora! Si a volte bisogna attraversare momenti bui, ma la forza della luce è sempre più potente!

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